Omobistransfobia: no alla legge contro le discriminazioni e le violenze
La proposta di Progetto civico progressista prevedeva l'istituzione di uno sportello di ascolto, la promozione dell'accesso ai servizi psicologici, attività di monitoraggio, informazione e formazione; la maggioranza ha annunciato la presentazione di una legge quadro
Omobistransfobia: no alla legge contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’Identità di genere. La proposta di Progetto civico progressista prevedeva l’istituzione di uno sportello di ascolto, la promozione dell’accesso ai servizi psicologici, attività di monitoraggio, informazione e formazione.
La motivazione
L’assessore alla Sanità Carlo Marzi ha motivato l’astensione con «la presentazione, a breve, di una legge quadro in materia di discriminazioni e prevenzione. «Diversi altri contenuti di questa proposta di legge sono già stati integrati nel lavoro di revisione della legge quadro. Riteniamo opportuno proseguire con un intervento normativo che valorizzi il lavoro già avviato in modo partecipato e che si ponga in continuità con le linee guida nazionali e internazionali nel rispetto dei ruoli istituzionali, valorizzando il confronto. Auspichiamo che questo percorso condiviso possa trovare il più ampio consenso possibile al di là delle parti e delle primogeniture».
Sulla stessa lunghezza d’onda il consigliere Andrea Padovani: «Ribadisco il mio impegno affinché questa legge quadro arrivi in Consiglio prima della fine di questa Legislatura. Il mio voto contrario in Commissione al progetto di legge in discussione oggi, non è stato per motivi ideologici ma semplicemente perché, così facendo, è diventato immediatamente iscrivibile per la discussione in Consiglio. È nostro dovere affrontare questa tematica con serietà evitando strumentalizzazioni e lavorando insieme per una normativa efficace e attuabile».
Il proponenti
Per Chiara Minelli (Pcp) «Ciò che stupisce l’opinione pubblica è il voto negativo di chi rappresenta il Pd, i progressisti e si professi paladino dei diritti civili anche quelli della comunità Queer. Io vorrei sapere quando e chi ha detto che la legge sarebbe sostanzialmente inapplicabile in Valle d’Aosta. In 11 Regioni italiane una simile proposta è stata approvata. Non risponderò alle provocazioni. Ci sono da parte dei colleghi (leggi Perron) alcune definizioni che sono al limite del ridicolo (comunisti 2.0 ha detto di Minelli il leghista ndr). Non concordo su una legge quadro che mette insieme tutte le discriminazioni – contro donne, disabili e comunità Queer – , mescolando dei problemi diversi non accorpabili in una sola legge. È un’insalata russa. Si è persa un’occasione».
I numeri
Per quello che riguarda la Valle d’Aosta nel 2021 era stato diffuso un sondaggio che in pochi mesi aveva raccolto molte segnalazioni che confermano l’esistenza di episodi di carattere omobitransfobico, che andavano dagli insulti (62,5%), alle minacce (12,5%), al bullismo in ambito scolastico (12,5%), alla violenza fisica e percosse (12,5%) con un 50% di segnalazioni effettuate da persone comprese in un’età compresa tra i 19 e i 25 anni, il 43,8% dai 15 ai 18 e il 6,3% dai 36 ai 45 anni.
Numeri contestati dalla Lega. «Avete mentiti. le denunce sono state 25. Le sembra un campione statistico importante? In VdA ci sono stati zero episodi di omobitransfobia. Lo ha detto il presidente di Arcigay Valle d’Aosta» dice il capogruppo leghista Andrea Manfrin che declina tutti i tipi di discriminazioni di genere, sesso, religione, colore della pelle per tornare a dire: «zero segnalazioni in Valle d’Aosta. Ma quale emergenza!».
Stesso registro per Simone Perron(Lega): «Quello che si vuole fare qua è creare a tavolino un’emergenza, con una legge che si basa su idee, che vuole infiltrarsi nell’ambiente culturale della società e che non ha nulla a che vedere con la tutela delle persone. C’è una radice totalitaria in questa legge, con progetti e misure che vogliono formare le persone ad una certa ideologia, prevedendo il supporto di psicologi, esperti, forum, sportelli, andando finanche a controllare la pubblicità: un vero regime comunista». Chiarisce: «Ovviamente, tutto questo non ha nulla a che vedere con la tutela legittima di chi si sente di appartenere ad un genere diverso o ad un orientamento sessuale diverso. E questo lo dico a scanso di equivoci: chi discrimina le persone, in ogni campo, non è scusabile, non ha nessuna simpatia da parte nostra, ma per questo ci sono già gli apparati giudiziari che tutelano le offese e le violenze».
La replica
«Argigay si è data una sveglia visto che la politica dorme e ha aperto uno sportello sperimentale”Centre nous”, primo Centro Antidiscriminazioni della regione. Certo una legge sarebbe stato meglio» ha replicato Erika Guichardaz (Pcp).