Election day, per le opposizioni «la normativa è in odore di impugnazione»
A illustrare le ragioni di incostituzionalità il consigliere leghista Paolo Sammaritani poiché sarebbe in contrasto con la legge nazionale che abolisce il numero di mandati per i sindaci.
Election day, per le opposizioni «la normativa è in odore di impugnazione». A illustrare le ragioni di incostituzionalità il consigliere leghista Paolo Sammaritani poiché sarebbe in contrasto con la legge nazionale che abolisce il numero di mandati per i sindaci.
Pierluigi Marquis (Forza Italia) adombra: «Parrebbe che la norma sia viziata sotto il profilo di costituzionalità. Chiediamo alla maggioranza di prendere in considerazione il ritiro della proposta. C’è bisogno di un approfondimento maggiore».
Replica Aurelio Maguerettaz (UV): «Viste le obiezioni non potevate fare delle proposte, che fate quando dovete piantare le bandierine. Se vedevate le urgenze potevate fare una vostra proposta di legge. Non so quale fondamento giuridico si possa addurre per allungare di 6 mesi la legislatura? Per i comuni al di sotto dei 15 mila non si applicano i limiti di mandato per i sindaci. Così recita la legge nazionale di fine 2024. Dunque nessun problema di incostituzionalità. Non ho certezze che la norma non venga impugnata. Qualora fosse si tornerebbe ai 3 mandati o ai mandati illimitati. Il quorum al 40% rispecchia una legge nazionale. Perché per Saint-Oyen e Valsavarenche il quorum andava bene e oggi no? Secondo noi è un buon provvedimento».
Il dibattito
Sui limiti dei mandati per i sindaci il presidente del Consiglio Alberto Bertin dice: «La questione nasce da un’iniziativa statale. Non mi stupisce che il governo Meloni cancelli i limiti. È in linea con la sua politica. Il limite di 4 è giusto. C’è la competenaza primaria della nostra Regione sugli Enti locali. Non sono così certo che la Corte costituzionale esprima un parere alineato al governo se quest’ultimo dovesse impugnare la normativa. È tutto da vedere».
Per Chiara Minelli (Pcp) «le 17 astensioni dei sindaci la dicono lunga senza contare le assenze. La norma tra gli amministratori comunali è sconosciuto ai più. Si è voluta comprimere la partecipazione dei cittadini sulla legge mentre avrebbe dovuta essere dibattuta in tutti i consigli comunali. Prevalgono le logiche di interesse di partito. C’è un’assenza totale di buon senso. Fare il sindaco è dare un servizio alla comunità che deve però avere un tempo massimo e 15 anni sono più che sufficienti. C’è un problema di democrazia. Infatti non si può chiedere un referendum abrogativo per mancanza di tempi utili per l’indizione». Contraria anche all’abbassamento del quorum al 40% nei comuni monolista e all’aumento del numero degli assessori.
Andrea Manfrin (Lega) non si lascia sfuggire l’occasione per ricordare al Pd «che dopo avere votato la qualunque, in campagna elettorale si vanterà di avere sostenuto a piè fermo il limite di 4 consiliature per i sindaci, la doppia preferenza di genere e la presenza di donne in giunta (si mormora di un odg che va in questa direzione). Così legittimerete la vostra presenza al governo».
Di atteggiamento di ‘asino di Buridano’ «che non sa cosa fare» parla Stefano Aggravi (RV): «Credete a me. Meglio ritirare il disegno di legge prima che venga impugnata dal governo nazionale».
«La legge è frutto di mediazione, è una sintesi delle posizioni in maggioranza. In quest’aula ci sono movimenti che rappresentano in maniera più robusta gli Enti locali e ne conoscono le esigenze e altri che non ne hanno contezza» argomenta Albert Chatrian (UV).
Ironico Paolo Crétier (Fp-Pe) nel suo intervento: «Esprimerò un giudizio per confortare la Lega dell’andamento del Pd. Ci siamo espressi in commissione a sostegno di questo disegno di legge. Forse non è sempre il caso di fare comizi. Molte risposte basta leggerle sui verbali. Anche quelli del Celva». Appoggia l’abbassamento al 40% del quorum per i comuni per «favorire la partecipazione» così come difende il limete dei 4 mandati «voluto dal Pd. Auspichiamao l’approvazione di tutti i testi di legge per dare un segnale di coesione». Ribadisce che la legge «è frutto di mediazione perché così funziona in una coalizione».
«A seconda dei punti di vista, questa legge è arrivata in maniera troppo repentina o troppo tardiva – ha replicato il Presidente della Regione, Renzo Testolin -. È sempre complicato capire quale è il punto di equilibrio ottimale, così come non esiste una sintesi ideale. La situazione attuale ci ha portati alla formulazione di questo testo che non è scritto sulla pietra e che potrà essere ovviamente modificato in futuro, sulla base delle esigenze che si potranno manifestare. La norma rispecchia in larga massima le richieste avanzate dai nostri Amministratori comunali che si trovano sovente ad affrontare situazioni complesse e per dare soluzioni pratiche finalizzate a consentire loro di lavorare in maniera più puntuale ed efficace. Abbiamo costruito questa legge con la dovuta attenzione, guidati dalla volontà di dare risposte agli amministratori e organizzare le prossime elezioni nel migliore dei modi per la nostra collettività».
(d.c.)