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Rimborsopoli VdA: Francesco Salzone stangato dalla Corte dei Conti

Prima sentenza sui giudizi a carico dei capigruppo nella XIII legislatura; per i giudici «non v'č dubbio che, in assenza di documentazione probatoria dell'afferenza delle spese ai compiti del gruppo, sussista l'illegittimitŕ» delle spese stesse

notizie Aosta da Gazzetta Matin

Prima sentenza con stangata, quella pronunciata dal collegio della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Valle d'Aosta sul presunto uso illegittimo di fondi pubblici da parte dei sei gruppi in Consiglio Valle nella XIII legislatura, fondi pubblici legati a spese effettuate dal 2009 al primo semestre del 2013.
Nell'udienza del 10 novembre scorso, i primi capigruppo dell'epoca chiamati a giudizio erano stati Francesco Salzone per la Stella Alpina e Massimo Lattanzi per il Pdl, ai quali il procuratore regionale Roberto Rizzi aveva contestato danni erariali rispettivamente per 417 mila euro (dei quali 196 mila euro legati a un presunto danno all'immagine dell'amministrazione pubblica) e 368 mila euro.

Le motivazioni della sentenza
In un simile contesto, il collegio della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Valle d'Aosta ha deciso di condannare Francesco Salzone al pagamento - in favore del Consiglio regionale - di 209.153,51 euro in riferimento a spese non giustificate (l'accusa gliene aveva contestate per una cifra pari a 220.974,21 euro), somma «maggiorata della rivalutazione monetaria a decorrere dal 30 giugno 2013, termine della legislatura», condannandolo altresì al pagamento (sempre al Consiglio regionale) di 70.000 euro relativi al danno all'immagine scaturito dal patteggiamento a un anno di reclusione che - nel procedimento penale - perfezionò il 22 luglio 2014 davanti all'allora gip del Tribunale di Aosta, Maurizio D'Abrusco.
Secondo i giudici contabili valdostani, in una pronuncia che non potrà non avere conseguenze anche sull'esito degli altri giudizi, «la scelta del legislatore regionale di istituire un riscontro soltanto formale in merito all'inerenza della spesa effettuata (la legge regionale 6/1986 prevedeva soltanto la compilazione da parte del capogruppo di una nota riepilogativa senza l'obbligo di allegarvi le pezze giustificative delle spese, ndr), ha di fatto affidato interamente la correttezza della spesa ai comportamenti virtuosi dei consiglieri. Ciò, beninteso, fino alla modifica legislativa, poi intervenuta (a decorrere dal primo gennaio 2013, ndr), che ha introdotto un controllo più incisivo», si legge nella sentenza, che prosegue: «Posto tale quadro normativo, questa Sezione giurisdizionale ritiene sussista la responsabilità per danno erariale del capogruppo. (...) Non v'è dubbio che, in assenza di idonea documentazione probatoria dell'afferenza delle spese ai compiti istituzionali del gruppo, sussista l'illegittimità del rimborso delle spese stesse, e da ciò derivi un danno erariale di pari ammontare».
Per quanto riguarda invece la parte relativa al danno all'immagine, questo «è dovuto al comportamento di tutti i consiglieri appartenenti al gruppo, beneficiari delle erogazioni di cui si tratta; pertanto, si attribuisce al capogruppo soltanto la parte del danno che, in via equitativa, questa Sezione giurisdizionale ritiene di porre a carico del medesimo (Francesco Salzone, ndr), valutata in 70.000 euro comprensivi di rivalutazione, tenuto conto dell'elevatissimo ruolo rivestito dal Salzone, e del particolare discredito che ha colpito l'Istituzione di appartenenza (il Consiglio Valle, ndr) a causa della sua condotta», scrivono i giudici in sentenza.

Riconosciuti sia la colpa grave che il dolo
In definitiva, dei 417 mila euro contestati dalla Procura contabile, Salzone è stato condannato al risarcimento di 279 mila euro, con la posta di danno legata alle spese non giustificate praticamente confermata in toto rispetto alle contestazioni mosse dall'accusa, anche alla luce del fatto che - per i giudici - «si ritiene di identificare l'elemento soggettivo nella colpa grave, per la negligenza mostrata nel non provvedere a fornire idonea documentazione giustificativa; si ritiene altresì sussistente il dolo per quanto riguarda le spese non ammissibili, in quanto non relative all'attività del gruppo consiliare (fra le quali vanno ricomprese quelle per cui vi è stata condanna in sede penale per il reato penale di peculato, relativamente alle quali il danno patrimoniale è già stato risarcito)», si legge ancora in sentenza.
Già, perché per essere ammesso al patteggiamento in sede penale, Francesco Salzone nel 2014 dovette già provvedere al risarcimento al Consiglio regionale di spese ritenute illegittime per 98 mila euro.
(pa.ba.)

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